John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Eurovespa

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EUROVESPA
Simone Sciutteri
Amazon Publishing

Nonostante la giovane età Simone Sciutteri vanta diverse significative esperienze di viaggio. Fa parte di quella moltitudine di viaggiatori che si sono messi in strada stimolati dalle avventure e dalle pagine del compianto Giorgio Bettinelli (del quale in questo 2018 ricorre il decennale della scomparsa). Un po' come fu per l'indimenticato Mister Vespa anche Simone si scopre vespista quasi per caso. Recupera una Vespa dimenticata in garage da anni e la rimette in strada.  È un cinquantino, una piccola PK rossa con la quale è difficile immaginarsi a fare grandi viaggi ma con la quale si possono fare grandi sogni se si è disposti al sacrificio e alla sofferenza.

Pari alla sua brama di conoscere e di abbracciare l'Europa c'è la voglia di fare un'impresa, cosa che si evince dal sottotitolo scelto per questo suo diario di viaggio: "15.580 chilometri in solitaria invernale su una Vespa 50", un claim perfetto per riassumere al meglio la chiave di lettura di questo libro. Simone non fa mistero di ambire ad entrare nel Guinnes dei Primati come l'autore "del viaggio più lungo mai compiuto a bordo di un 50cc", in solitaria e in inverno per giunta.
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La stagione climaticamente non è la più indicata, soprattutto se si ha in programma di avventurarsi a nord, nelle foreste finlandesi, ma la scelta è obbligata dal suo lavoro di gestore di uno stabilimento balneare nel Ponente ligure. Se per Bettinelli l'essere diventato il recordman dei globetrotter in Vespa è stata la conseguenza delle fatiche imposte dal viaggio e dalla strada, per Simone a volte sembra che ci sia quasi una "ricerca" delle difficoltà che possano dare ancora più spessore ad un'impresa già notevole di per se: toccare con le ruote della sua Vespa tutti i Paesi d'Europa, quelli che già ne fanno parte e quelli in predicato di farne parte in un prossimo futuro.
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Un viaggio che sa essere spensierato come un Erasmus itinerante ma vissuto come un'esperienza consapevole dei luoghi attraversati, come il passaggio attraverso i Balcani che ha significato tenere presente dettagli che si possono cogliere solo ai ritmi slow di un viaggio a 50cc, come il muro di una casa sbrecciato perché non molti anni prima proprio lì è esplosa una granata. Tanti che abitavano da quelle parti ora riposano in quel piccolo cimitero dove le date di morte sulle lapidi sono tutte drammaticamente ravvicinate tra loro.
Quattro mesi di cammino, con amici ed ex compagni di studi da incontrare lungo la via, sparpagliati come è possibile solo in una realtà senza confini come quella europea, con Simone che cerca di capire se in Europa è davvero tutto così come sembra.
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Viaggiare a lungo e da soli non è una cosa alla portata di tutti e le difficoltà vere non sono i guasti, il freddo, la pioggia e i vari contrattempi che la strada regala a piene mani. La stoffa di un viaggiatore la si vede alla sera, quando il motore è spento:
"Come mi fermo, arriva la domanda chatwiniana che ho imparato a conoscere durante i miei viaggi passati: che ci faccio qui?".
Molto spesso è proprio la strada a rispondergli: "(...) il viaggio ha un suo spirito e la cosa migliore che posso fare e dargli retta. Ogni viaggio ci dice ripetutamente qualcosa, se solo gli diamo modo di farsi sentire. Segnali, incontri, suggerimenti. Il fatto è che a volte siamo così organizzati e concentrati su noi stessi e sui nostri piani (...) che ci dimentichiamo che stiamo attraversando un mondo sconosciuto e imprevedibile, ma vivo, che ci può parlare, aiutare, indirizzare."

Alla fine della strada sarà il viaggio a prevalere rispetto all'impresa. Il record per il piú lungo tragitto in sella a un 50cc è conquistato, ma non c'è alcuna fretta di inviare le carte per chiederne l'omologazione.




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Simone Sciutteri
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Cartoline dalla fine del mondo

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Paolo Roversi
CARTOLINE DALLA FINE DEL MONDO
Marsilio

«Io ti spiegherò come cadere in un buco nero e non ricomparire mai più.»
«Mai più?»
«Questo dipende ta te (...). Ora dimmi quali sono le cose che ti stanno più a cuore?» 
«Così su due piedi?»
«Il tempo corre.»
«Be', i miei genitori, il mio cane Buk, la mia Vespa gialla, (...).»

Leggere queste righe già nelle prime pagine di "Cartoline dalla fine del mondo" scalda il cuore del vespa-lettore e lo predispone al meglio per tuffarsi in questa nuova avventura del personaggio uscito dalla penna di Paolo Roversi, il giornalista hacker Enrico Radeschi. In quest'ultimo capitolo delle sue avventure Radeschi in verità è molto più hacker che giornalista, colpa di quelle imprevedibili deviazioni che può prendere la vita quando qualcuno ha giurato di farti la pelle. Più che una fuga la sua è una scomparsa, senza lasciare tracce e senza dare spiegazioni, lontano dalla sua Milano per rifugiarsi là dove nessuno ti verrebbe a cercare. Lontano dai suoi affetti e lontano dal suo Giallone, come lui ben nascosto in una losca officina di via Padova. Anni e anni di esilio che si interrompono solo quando l'amico Loris Sebastiani - gran masticatore di toscanelli nonché vicequestore e capo della Mobile milanese - lo va a stanare per tornare ad averlo al suo fianco in un'indagine: c'è da fermare un serial killer che insanguina Milano e sfida le forze dell'ordine nascosto nel mondo virtuale di Internet, ma i suoi delitti sono terribilmente reali. Crimini tanto sofisticati quanto letali nella loro crudele messa in atto, con Leonardo Da Vinci, le sue opere d'arte e le sue invenzioni a fare da fil rouge.

Sinossi editoriale: "Milano: durante un esclusivo party all’interno del palazzo dell'Arengario, sede del museo del Novecento, uno degli invitati viene misteriosamente ucciso sotto il celebre quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, "Il quarto stato". Il vicequestore Loris Sebastiani, incaricato delle indagini, capisce subito che in quel delitto qualcosa non torna e che avrà bisogno di aiuto per catturare il misterioso hacker che si fa chiamare Mamba Nero, tenendo in scacco la polizia. Solo una persona può fare al caso suo: il giornalista e hacker Enrico Radeschi. È tempo che rientri in servizio, ovunque si nasconda da otto anni. Comincia una vera e propria partita a scacchi con Mamba Nero, che continua a mietere le sue vittime, ispirandosi a Leonardo da Vinci. Enrico Radeschi è tornato!"

Radeschi torna così nella sua Milano e quasi stenta a riconoscerla tali sono i cambiamenti che ne hanno trasformato la skyline e non solo nel dopo Expo. Sempre uguale ed immutabile invece la sua Vespa: "La scorgo ancora prima che mi venga indicata. Piena di polvere e dimenticata in un angolo: il Giallone. La mia Vespa del 1974 ridipinta a bomboletta color giallo canarino. (...) L'ora successiva la trascorro a ripulirla, smontarla, oliarla, coccolarla. Quando possiedi una Vespa d'epoca* sai di avere una missione. Ogni giro in sella te lo devi guadagnare, niente va mai dato per scontato."
Un thriller in piena regola con una trama in equilibrio tra la novella noir e il giallo di indagine dove nulla è mai quello che sembra, che gioca con il lettore, prova a spiazzarlo e spesso ci riesce. Una narrazione che si avvicina molto a quella di genere delle grandi penne d'oltre Atlantico.

Paolo Roversi in questo inizio del 2018 torna in libreria con una doppia uscita. In contemporanea a "Cartoline dalla fine del mondo" esce anche un altro romanzo con Radeschi protagonista, "Blue tango", nuova edizione aggiornata e corretta di un romanzo uscito una prima volta nel 2006 per i tipi di Stampa Alternativa, riproposto nel 2012 da Mursia con un altro titolo "La marcia di Radeschi" e che ora entra a far parte del catalogo dell'editore Marsilio.

* Il mio ruolo di recensore vespista mi impone una tiratina di orecchi per la topica in cui è incorso l'art director che ha impaginato la copertina di "Cartoline dalla fine del mondo". Se da una parte è bello e sacrosanto che in bella mostra campeggi una Vespa gialla giusto sarebbe un piccolo sforzo in più e riprodurre un modello degli anni '70 e non quello di una Vespa di ultima generazione. Un po' come se sulla copertina della biografia del Barone Rosso al posto del suo celeberrimo triplano fosse riprodotta l'evoluzione in cielo di un caccia della Seconda Guerra Mondiale: che c'azzecca?

Paolo Roversi
CARTOLINE DALLA FINE DEL MONDO
Marsilio

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L'America in Vespa... sotto la pelle della Route 66


Torna in commercio quello che si può considerare un classico della narrativa vespistica di viaggio degli ultimi anni. L'AMERICA IN VESPA opera prima di Giorgio Serafino a cui fecero seguito altri altri viaggi ed altri libri si presenta in questa nuova edizione in cui l'autore ha voluto metterci tutto se stesso nel senso più letterale del termine. Un prodotto tipografico decisamente originale, che vuole annullare il più possibile la distanza tra l'autore e i suoi lettori, da qui la scelta di abbandonare la classica composizione tipografica per andare a riprodurre il testo manualmente e poter seguire l'avventuroso viaggio americano dalla calligrafia originale dell'autore.

Dice Giorgio Serafino dalla sua pagina Facebook: "Un pezzetto di me quindi anche di L'America in Vespa. Grazie di cuore a chi lo sta già leggendo. Tutto il libro è scritto a mano con disegni e schizzi che venivano fuori come un jazz o un blues senza programmare nulla. L'ho scritto tutto a mano per festeggiare l'indipendenza dall'editore, e volevo qualcosa che fosse il più vero possibile e che in un certo senso vibrasse della stessa magia che ho incontrato lungo questa strada fuori di testa, la strada madre, la strada dei sognatori."



La nuova edizione può essere acquistata direttamente dalla pagina web dell'autore TERRA E ASFALTO (clicca QUI)

Gli altri libri di Giorgio Serafino

PARADISO DI POLVERE

INDIA, e mi fissi con gli occhi di una capra.

Inseguendo le ombre dei colibrì

INSEGUENDO LE OMBRE DEI COLIBRÌ
Paolo Zambon
Alpinestudio Editore

A leggere le pagine di Paolo Zambon viene il sospetto che possa trattarsi di un vespista più per caso - e per necessità - che per scelta. Questo nulla toglie al suo essere Viaggiatore (notare prego la V maiuscola), così come per Lindsay, sua compagna di viaggio e di vita. Sono molteplici le precedenti esperienze in giro per il mondo dell'autore: dall'Europa dell'est al nord dell'Africa, dal Medio Oriente all'Asia e all'Australia. Viaggi compiuti spostandosi con i mezzi di trasporto più diversi fino a quando "qualche viaggio fa" una Vespa diventa la soluzione preferita. Per dirla con parole sue una "simil-vespa", in quanto non si tratta dello scooter originale marca Piaggio ma del suo clone indiano marca LML, prodotto su licenza e denominato Star de Luxe, uno scooter che pur essendo differente nella sostanza non lo è nelle forme, tanto che Zambon, in una bella intervista rilasciata a Enza Petruzziello per il magazine Web "Voglio vivere così" dichiara: "...lungo la strada ho imparato che il suo lato estetico è una chiave che apre sorrisi e stimola la curiosità degli altri..." (La versione integrale dell'intervista potete leggerla QUI ).

Per questo esordio narrativo dei tanti suoi viaggi l'autore ha scelto di raccontare buona parte di quello che ha visto lui e la sua compagna impegnati ad esplorare l'America latina, attraverso il Messico per arrivare a Panama dopo aver percorso le strade di tutti gli stati centroamericani. Ventitremila chilometri in otto mesi di cammino. Il libro è scritto nella forma di un diario di viaggio nel quale la cronaca quotidiana è puntuale, precisa nel racconto dei luoghi e dei numerosi incontri che non sono mai superficiali. Incontri che sono lo spunto per conversazioni con chi ha vissuto la storia recente di questa parte di mondo ed oggi vive il presente con tutte le difficoltà e le contraddizioni legate alla cultura e alla tradizione di queste terre.

«E che cosa vorresti fare dopo la scuola?»
«Vorrei fare il sicario.»
«Il sicario?» chiesi con il tono di voce tipico di chi temporeggia per costruire la prossima mossa in una conversazione che si era impantanata su quelle sette lettere scandite con disarmante leggerezza.
«Il sicario, sì!» mi disse gonfio d'orgoglio. «Se non trovo niente di meglio perché no? Si guadagna bene e la gente ti rispetta.»

La narrazione dell'attualità si coniuga con dettagliate annotazioni storiche che aiutano il lettore a meglio comprendere il presente anche se a volte finiscono per penalizzare la fluidità e la godibilità del racconto. Pagine che in ogni caso si fanno leggere e che non lasciano indifferenti, adatte a quella platea di lettori di narrativa di viaggio a cui piace l'approccio non superficiale ma consapevole del vero viaggiatore.

Photo credit: Lindsay Doig
Le descrizioni dei luoghi riescono con facilità a calare il lettore nei vari contesti offerti da questa parte del continente americano, dal caos di una megalopoli come Città del Messico all'affascinante desolazione delle urbanizzazioni coloniali, dagli scorci di foresta pluviale animate dal canto degli uccelli al silenzio delle rovine delle civiltà precolombiane, con la simil-vespa che si sposta adagio lungo strade a volte alquanto approssimative. Il racconto di questo diario si chiude in Honduras quando mancano ancora diverse settimane alla conclusione dell'avventura:

"L'Honduras, barlume volato via senza lasciare traccia, terminava qui. Nelle settimane seguenti il nostro viaggio ci avrebbe portato in Nicaragua, Costa Rica, Panama e sulla via del ritorno di nuovo l'Honduras e il Guatemala e il Belize prima degli ultimi giorni messicani. Emozioni e ricordi che meriterebbero altrettante pagine per essere raccontate."

Pagine che restiamo in trepida attesa di poter leggere in un prossimo futuro.

INSEGUENDO LE OMBRE DEI COLIBRÌ
Paolo Zambon
Alpinestudio Editore

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L'amore è sempre la causa

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L'AMORE È SEMPRE LA CAUSA
Luca Bertelli
Edizioni Leucotea

Che da un viaggio in Vespa possa nascere un romanzo è cosa nota, che queste pagine possano prendere la piega di un'avvincente storia d'amore è stata invece una piacevole scoperta.

"Viaggiare con Giulietta, la mia Vespa, è come volare su un tappeto magico (...). Non c'è nulla che mi appaga più di partire all'alba, il sole della mattina, bere un caffè che stranamente è sempre buonissimo, caricare i bagagli su quel piccolo mezzo che ti chiedi come potrà affrontare un'altra giornata impossibile; e poi partire! Che cosa vedrò oggi? Dove arriverà stasera Giulietta? Mi sento come una bottiglia di acqua gassata. E finalmente vivo.".

Un viaggio vacanza in Spagna per tornare in luoghi già visitati anni prima, il rischio di andare incontro ad una delusione è concreto se non fosse per la predisposizione d'animo del viaggiatore che entrato in Spagna dal Col du Portalet vive una dimensione parallela che ne amplifica la percezione e la sensibilità.

"...vedo un enorme cartello con la scritta: Bienvenido en España; mi fermo più ad ammirarlo che a guardarlo, nemmeno fosse un monumento ittita. (...) È come se stessi abbandonando alle mie spalle, dietro ad un enorme portone angosce, antiche frustrazioni, umiliazioni, demoni quotidiani che mi avevano tormentato negli anni bui. Ma adesso sono qui.".

La cosa più affascinante di un viaggio solitario, forse ancora più della scoperta di terre inesplorate, è l'opportunità di entrare nella vita di persone fino a quel momento sconosciute. È il 10 di agosto, la prima tappa in terra iberica è a Huesca, cittadina dove è appena cominciata la Fiesta de San Lorenzo che animerà le vie del borgo per diversi giorni. Migliaia di persone festanti cantano, bevono, urlano e saltano giorno e notte in una sorta di processione in bilico tra il sacro e il profano che intasa strade e piazze. Un clima di euforia collettiva dove tutti portano un fazzoletto verde legato al collo e vestono di bianco, ed in questa massa candida sono un paio d'occhi scuri come due perle nere ad abbagliare il protagonista. Occhi di perla è Paula, donna affascinante "di una bellezza assoluta". Un incontro casuale che in un altro luogo e in un altro tempo sarebbe probabilmente rimasto solo uno scambio di sguardi tra i tavoli di un ristorante è invece l'inizio di una storia intensa, che porta il protagonista a rileggere il libro della sua vita che fino a quel momento credeva perfetta nonostante tutto: "...vedo tutti gli errori che ho commesso, ma non riesco a cancellarli, sono come marchiati a fuoco, tatuaggi invisibili.". Huesca non è più una tappa di passaggio e la stanza 105 dell'Hotel Carlos V diventa il porto sicuro dove rifugiarsi per qualche ora di sonno agitato da incubi e da sogni. Paula sta vivendo il dolore di un matrimonio che non funziona più ma che dura da troppo tempo per voltare pagina a cuor leggero. Lui alle spalle ha una storia ormai finita e non crede più nell'amore e nel rapporto che si crea tra loro cerca la distanza col sarcasmo, ma la sua anima e quella di Paula sono troppo simili per non essere travolte:

"«Parliamo di amore immagino?» «L'amore. La causa è sempre l'amore.» Ho adottato questa frase, non che la trovi particolarmente originale, ma è come se mi fosse stata regalata e so che a lei farebbe piacere che la mostrassi in pubblico.".


Luca Bertelli è un grafico pubblicitario. Mi piace pensare che ci sia il suo tocco anche nell'elegante impaginazione di copertina, disegnata da un essenziale lettering in Helvetica su sfondo verde come quello dei fazzoletti che la gente di Huesca si lega al collo per festeggiare San Lorenzo. 

L'AMORE È SEMPRE LA CAUSA
Luca Bertelli
Edizioni Leucotea

Questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA: acquistandone una copia attraverso i link pubblicati in questo Weblog una piccola percentuale della vostra spesa contribuirà al mantenimento di “Chilometri di Parole in Vespa”. Grazie!



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